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mercoledì 1 aprile 2020

il Semaforo Blu

un'altra storia letta e illustrata da Arianna di 3A



Il semaforo blu



Una volta il semaforo che sta a Milano in piazza del Duomo fece una stranezza. Tutte le luci, ad un tratto, si tinsero di blu, e la gente non sapeva più come regolarsi.
- Attraversiamo o non attraversiamo? Stiamo o non stiamo?
Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il semaforo diffondeva l'insolito segnale blu, di un blu che così blu il cielo di Milano non era stato mai.
In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano, i motociclisti facevano ruggire lo scappamento e i pedoni più grassi gridavano:
- Lei non sa chi sono io!
Gli spiritosi lanciavano frizzi:- Il verde se lo sarà mangiato il commendatore, per farci una villetta in campagna.
- Il rosso lo hanno adoperato per tingere i pesci ai Giardini.
- Col giallo sapete cosa ci fanno? Allungano l'olio d'oliva.
Finalmente arrivò un vigile e si mise lui immezzo all'incrocio a districare il traffico. Un altro vigile cercò la cassetta dei comandi per riparare il guasto, e tolse la corrente .
Prima di spegnersi il semaforo blu fece in tempo a pensare:
" Poveretti! Io avevo dato il segnale di " via libera" per il cielo.
Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato il coraggio".
(favole al telefono Gianni Rodari)

lunedì 23 marzo 2020

Brif Bruf Braf

Brif, Bruf, Braf
Due bambini, nella pace del cortile, giocavano a inventare una lingua speciale per poter parlare tra loro senza far capire nulla agli altri.
- Brif, braf, - disse il primo.
- Braf, brof, - rispose il secondo. E scoppiarono a ridere.
Su un balcone del primo piano c'era un vecchio buon signore a leggere il giornale, e affacciata alla finestra dirimpetto c'era una vecchia signora
né buona né cattiva.
- Come sono sciocchi quei bambini,- disse la signora.
Ma il buon signore non era d'accordo:- Io non trovo.
-Non mi dirà che ha capito quello che hanno detto.
- E invece ho capito tutto. Il primo ha detto: che bella giornata.Il secondo ha risposto: domani sarà ancora più bello.
La signora arricciò il naso ma stette zitta, perché i bambini avevano ricominciato a parlare nella loro lingua.
- Maraschi, barabaschi, pippirimoschi,-disse il primo.
- Bruf, rispose il secondo. E giù a ridere tutti e due.
- Non mi dirà che ha capito anche adesso,- esclamò indignata la vecchia signora.
- E invece ho capito tutto,- rispose sorridendo il vecchio signore.- Il primo ha detto: come siamo contenti di essere al mondo. E il secondo ha risposto: il mondo è bellissimo.
- Ma è poi bello davvero? - insistè la vecchia signora.
- Brif, bruf, braf, - rispose il vecchio signore.
da Favole al telefono di Gianni Rodari


































venerdì 13 marzo 2020

Il paese con l'esse davanti

La storia di oggi è stata scelta, letta e illustrata da Arianna di 3A.


 

Il paese con l'esse davanti 
Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore. Viaggia e viaggia, capitò nel paese con l'esse davanti.

- Ma che razza di paese è? - domandò a un cittadino che prendeva il fresco sotto un albero.
Il cittadino per tutta risposta, cavò dalla tasca un temperino e lo mostrò bene aperto sul palmo della mano.
- Vede questo?
- E' un temperino.
- Tutto sbagliato. Invece è uno " stemperino", cioè un temperino con l'esse davanti. Serve a far ricrescere le matite, quando sono consumate, ed è molto utile nelle scuole.
- Magnifico, - disse Giovannino. E poi?
- Poi abbiamo lo "staccapanni".
- Vorrà dire l'attaccapanni.
- L'attaccapanni serve a ben poco, se non avete il cappotto da attaccarci.Col nostro "staccapanni" è tutto diverso. Lì non bisogna attaccarci niente, c'è già tutto attaccato. Se avete bisogno di un cappotto andate lì e lo staccate. Chi ha bisogno di una giacca, non deve mica andare a comprarla:passa dallo staccapanni e la stacca.
C'è lo staccapanni d'estate e quello d'inverno, quello per uomo e quello per signora. Così si risparmiano tanti soldi.
- Una vera bellezza. E poi?
- Poi abbiamo la macchina "sfotografica" che invece di fare le fotografie fa le caricature, così si ride. Poi abbiamo lo " scannone"
- Brr, che paura.
- Tutt'altro. Lo "scannone" è il contrario del cannone, e serve per disfare la guerra.
E come funziona?
- E' facilissimo, può adoperarlo anche un bambino. Se c'è la guerra, suoniamo la stromba, spariamo lo  scannone e la guerra è subito disfatta.
Che meraviglia il paese con l'esse davanti.
( Gianni Rodari, Favole al telefono)

mercoledì 11 marzo 2020

il pulcino cosmico

Ecco un'altra storia, scelta per voi e disegnata da Arianna di 3A.
Anche questa storia potete leggerla o anche solo ascoltarla.

 

Il pulcino cosmico

L'anno scorso a Pasqua, in casa del professor Tibolla, dall'uovo di cioccolata sapete cosa saltò fuori? Sorpresa: un pulcino cosmico, simile in tutto ai pulcini terrestri,ma con un berretto da capitano in testa e un'antenna della televisione sul berretto.
Il professore, la signora Luisa e i bambini fecero tutti insieme:Oh e dopo questo oh non trovarono più parole.
Il pulcino si guardava intorno con aria malcontenta
- Come siete indietro su questo pianeta,- osservò, -qui è appena Pasqua; da noi, su Marte ottavo, è già mercoledì.
- Di questo mese? - domandò il professor Tibolla.
- Ci mancherebbe! mercoledì del mese venturo. Macon gli anni siamo avanti di venticinque.
il pulcino cosmico fece quattro passi in su e in giù per sgranchirsi le gambe, e borbottava :- Che seccatura! che brutta seccatura.
- Cos'è che la preoccupa?- domandò la signora Luisa.
- Avete rotto l'uovo volante e io non potrò tornare su Marte ottavo.
- Ma noi l'uovo l'abbiamo comprato in pasticceria.

- Voi non sapete niente. Questo uovo, in realtà, è una nave spaziale travestita da uovo di Pasqua, e io sono il suo comandante, travestito da pulcino.
- E l'equipaggio?
- Sono io anche l'equipaggio . Ma ora sarò degradato. Mi faranno per lo meno colonnello.
- Be', colonnello è più che capitano.
- Da voi, perché avete i gradi alla rovescia.Da noi il grado più alto è cittadino semplice. Ma lasciamo perdere. La mia missione è fallita.
- Potremmo dirle che ci dispiace, ma non sappiamo di che missione si trattava.
- Ah, non lo so nemmeno io. Io dovevo soltanto aspettare in quella vetrina fin che il nostro agente segreto si fosse fatto vivo.
- Interessante, - disse il professore,-avete anche degli agenti segreti sulla terra.E se andassimo a raccontarlo alla polizia?
- Ma sì, andate in giro a parlare di un pulcino cosmico, e vi farete ridere dietro.
- Giusto anche questo. Allora, giacché siamo tra noi, ci dica qualcosa di più su quegli agenti segreti.
- Essi sono incaricati di individuare i terrestri che sbarcheranno su Marte ottavo tra venticinque anni.
- E' piuttosto buffo. Noi per adesso, non sappiamo nemmeno dove si trovi Marte ottavo.
- Lei dimentica, caro professore, che lassù siamo avanti col tempo di  venticinque anni. Per esempio sappiamo già che il capitano della dell'astronave terrestre che giungerà su Marte ottavo si chiamerà Gino.
- Toh, - disse il figlio maggiore del professor Tibolla, - proprio come me.
- Pura coincidenza, - sentenziò il cosmopulcino. Si chiamerà Gino e avrà trentatré anni.Dunque,in questo momento,sulla Terra, ha esattamente otto anni.
-Guarda,guarda- disse Gino- proprio la mia età.
-Non mi interrompere continuamente,-esclamò con severità il comandante dell'uovo spaziale.-Come stavo spiegandovi,noi dobbiamo trovare questo Gino e gli altri membri dell'equipaggio futuro, per sorvegliarli, senza che se ne accorgano, e per educarli come si deve.
-Cosa, cosa?- fece il professore.-Forse noi non li educhiamo bene i nostri bambini?
-Mica tanto. Primo, non li abituate all'idea che dovranno viaggiare tra le stelle; secondo, non insegnate loro che sono cittadini dell'universo; terzo, non insegnate loro che la parola nemico, fuori dalla Terra, non esiste; quarto...
-Scusi comandante,-lo interruppe la signora Luisa,-come si chiama di cognome quel vostro Gino?
-Prego vostro, non nostro. Si chiama Tibolla. Gino Tibolla.
-Ma sono io!- saltò su il figlio del professore. Urrà
-Urrà che cosa?- esclamò la signora Luisa.- Non crederai che tuo padre e io ti permetteremo...
Ma il pulcino cosmico era già volato in braccio a Gino.
-Urrà! Missione compiuta! Tra venticinque anni potrò tornare a casa anch'io.
- E l'uovo?- domandò con un sospiro la sorellina di Gino.
-Ma lo mangiamo subito, naturalmente.
E così fu fatto.
( Gianni Rodari - Favole al telefono)