mercoledì 29 aprile 2020

Irina e lo Spirito dei Boschi


Una fiaba della tradizione russa che racconta di una piccola orfanella che trova nella fantasia il rifugio alla tristezza e la forza di trasmettere allegria agli altri. Vediamo cosa le succede...




C’era una volta… in un piccolo paese al limitare di una grande foresta, un’orfanella di nome Irina.
Tutti conoscevano la sfortunata bimba e l’accoglievano sempre con un sorriso. La bambina, che aveva una grande fantasia, passava le sue giornate raccontando meravigliose storie e inventando strane avventure. Ogni mattina a scuola i compagni, prima dell’arrivo della maestra, l’ascoltavano a bocca aperta.
Certe volte Irina diceva di aver visto un orso con la testa di uccello, oppure che la luna piangeva di tristezza per la sua solitudine. Altre volte raccontava di aver scoperto che il lupo si travestiva da donna per andare al mercato. Ogni giorno era una storia diversa.
Tutti i compagni di Irina erano contenti di cominciare così la loro giornata di scuola. Appena la bambina iniziava a parlare, in classe tutti si zittivano, si sentivano soltanto il cinguettio degli uccelli e lo stormire del vento tra i rami del cortile fuori dalla scuola. E così quando la maestra entrava in classe, invece di trovare una gran confusione, vedeva tanti visi attenti e silenziosi che ascoltavano gli straordinari racconti. Qualche volta la maestra aveva perfino ritardato l’inizio della lezione per lasciare che Irina potesse concludere una storia particolarmente lunga o complicata. Poi, sorridendo, applaudiva anche lei la piccola orfanella e carezzandola le diceva: “Se continui così, un giorno diventerai una grande scrittrice!”.
Nei giorni di mercato Irina, quando usciva dalla scuola, se trovava una vecchia botte, vi saliva sopra e di lì richiamava l’attenzione dei passanti con le sue fantastiche narrazioni. Poi tornava a casa cantando e, a chi le chiedeva da chi avesse imparato quelle canzoni, rispondeva: “E’ un ruscello del bosco che me le ha insegnate!”
Insomma, Irina portava una nota di allegria a tutti gli abitanti del paese. Le donne si fermavano volentieri alla sua casetta per salutarla quando tornavano a piedi dalla città.
Ma in paese c’era anche qualcuno che non amava Irina: era la figlia del fabbro, una bambina cattiva e invidiosa, che in classe non apriva mai bocca se non per fare la spia alla maestra.
Un giorno la bambina tornò a casa e disse a suo padre che Irina era una bugiarda e raccontava incredibili storie per farsi bella agli occhi di tutti. Il fabbro si lasciò convincere dalla figlia e il giorno dopo si recò al mercato per ascoltare di persona i racconti di Irina.
La bambina parlava di un lupo ferocissimo, di cui tutti avevano paura e che, diventato un suo amico, ogni sera andava a farle visita. 

Quando Irina lasciò la piazza, il fabbro gridò: “Irina ci offende con i suoi racconti. E’ convinta che siamo tutti stupidi e che crediamo alle sue storie senza senso!”
Una donna dal viso gentile si rivolse al fabbro: “Lasciala dire. Vive in un mondo suo, un mondo felice, e quando racconta le sue storie non lo fa per farsi bella ai nostri occhi, ma perché ci crede veramente.” “Ti sfido a dimostrarlo!” rispose il fabbro, rosso in volto dalla rabbia nel sentirsi contraddire.
La donna cominciò a discutere con lui: “Tu non conosci Irina come la conosco io, hai soltanto sentito oggi una sua storia. Non puoi giudicarla solo per questo.” Poi riuscì a convincerlo: “Questa sera andremo alla casetta di Irina senza farci vedere. Vedrai che rimarrai sorpreso!”
Quando venne il buio arrivarono in silenzio fin sotto la finestra: Irina, sola davanti al camino, si dondolava sulla sedia mormorando qualcosa fra sé. I due cercarono di capire cosa stesse dicendo.
“…amico lupo, ti aspetto tutte le sere! Perché non vieni mai? Perché mi lasci sempre sola? Di giorno sento gli uccellini che cantano e ho i miei amici che fanno compagnia. Ma di notte ho tanta malinconia sento solo il verso del gufo e della civetta che mi impauriscono. Tutti hanno una mamma o un papà che li rassicurano, invece io…”

Il fabbro a quel punto si girò commosso verso la donna che aveva già gli occhi lucidi. Entrambi si erano resi conto che la povera bambina aveva bisogno di inventare storie fantastiche e amici immaginari per non sentirsi sola. All’improvviso al fabbro venne un’idea; si chinò verso un grosso tronco cavo, dicendo: “Da questo tronco posso ricavare con il mio scalpello qualcosa che mi faccia somigliare a una creatura dei boschi, così Irina, vedendo che i suoi personaggi vivono realmente, potrà pensare che i suoi sogni siano veri!”
Più tardi la bambina sentì battere sul vetro della finestra. Era un nuovo amico: lo Spirito dei Boschi.
“Ciao Irina!” disse la strana apparizione. “Nella foresta siamo tutti entusiasti delle tue storie, dovresti raccontarne una anche su di me!”. Poi scomparve nel buio.
Il giorno dopo la bambina raccontò a tutti una nuova storia sullo Spirito dei Boschi, dicendo che era venuto a trovarla. La figlia del fabbro, dopo le lezioni, corse a casa dal padre per informarlo della nuova bugia di Irina. Ma con grande sua sorpresa, il padre le rispose severo: “Non devi parlar male di Irina. Quello che racconta è vero. Anzi, devi chiederle scusa per non averle creduto.”
Fu così che quello stesso giorno, Irina guadagnò una nuova amica e la figlia del fabbro perse la brutta abitudine di fare la spia.

Irina e lo Spirito dei Boschi
(“Favole russe” da “Le più belle fiabe del mondo”, ill. Tony Wolf e Pietro Cattaneo. Dami Mondadori, 2005)

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